Graal

 

fantasy,e,blog,google,pdf,esoterismo                           

Ciao a tutti,

ora per incominciare vi metto un piccolo pezzo del libro.

” Il re ansante e stanco per le mortali ferite, si trascinava senza vita verso lo sporco altare. Dal cielo con un coro di mille voci immortali, una giovane angelo donna portava una coppa tempestata  di rubini”.

 

Chiediamomi ora:”Da dove viene il Graal?”

Sulla coppa tanto è stato detto è scritto, ora analizzeremo due credenze. 

1- E’ una medicina capace di curare qualunque male. —LEGGENDA: un giorno Set, uno dei figli di Abramo andò nel paradiso terrestre per cercare una medicina. Suo padre era malato e morente e nel paradiso terrestre, Dio diede a lui una medicina capace di curare qualunque male.

2- E’ una parte della corona del demonio—-LEGGENDA: e’ una gemma della corona di Lucifero che è caduta durante la battaglia tra il bene ed il male.

 

 

Il mito del calice o piatto di Gesù Cristo ha le sue radici in epoche remote antecedenti al al medioevo. La fonte di questa credenza è lo scritto di un compositore, il quale nell’anno domini 1260 c.a  racconta nella “Legenda Aurea” che durante la 1 crociata, un gruppo di genovesi trovò il calice dell’ultima cena.

 

Il “Graal letterario” può essere ricondotto ad antiche saghe celtiche costruite attorno ad un eroe.  L’eroe  si ritrova in un “altro mondo”, su un piano magico parallelo al nostro. In questi racconti, l’eroe ci dice che il Graal era semplicemente un piatto o coppa, come l’inesauribile cornucopia della tradizione classica.

 

 

Apparizione del Sacro Graal, manoscritto, Parigi, XV secolo

Accenni interessanti al Grall, si trovano nel Perceval ou le conte du Graal di Chrétien de Troyes (XII secolo). In questo racconto il Graal non ha una natura ”sacra” e non ha niente a che vedere col Calice che avrebbe contenuto il sangue di Dio.  (vi metto il link cliccabile).

Chiediamoci: ” Quando il Graal ha ottenuto l’attribuzione di ”sacro”?

 Si trova nel  Joseph d’Arimathie composto tra il 1170 ed il 1212, ad aggiungere il dettaglio che il Graal sarebbe la coppa usata nell’Ultima Cena, nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe poi raccolto le gocce di sangue del Cristo sulla croce. Dopo avrebbe poi portato la coppa nelle Isole britanniche e lì fondato la prima chiesa cristiana. 

 

GRAAL COME SIMBOLO RELIGIOSO:

Come si riporta nei Vangeli sinottici: (Matteo 26,26-29)  durante la famosa cena, Gesù prese il pane, lo spezzò, lo diede ai suoi seguitori e disse: “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”; poi prese il calice, rese grazie, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza versato per tutti in remissione dei peccati”.

 

Nei vangeli apocrifi: PRESO DA http://www.nostraterra.it/apocrifi/apocrifi.html

 

Altro elemento di forte contrasto è quello che riguarda il ruolo di Maria Maddalena. Nel vangelo detto “di Maria” abbiamo visto la testimonianza di una aspra contesa fra Pietro e Maria, e l’intervento di Gesù che tradisce una spiccata inclinazione per quest’ultima. Lo stesso identico fatto è testimoniato anche dall’ultimo verso del vangelo copto di Tomaso, mentre il vangelo di Filippo si spinge molto più in là affermando, per ben tre volte, che Maria Maddalena è “la consorte” di Cristo. Ora non possiamo fare a meno di rammentare alcune importanti tradizioni medievali, severamente combattute dalla chiesa soprattutto nella Francia meridionale, in cui si credeva che Maria Maddalena fosse proprio la moglie dell’aspirante Messia dei giudei e che, attraverso un figlio da lei concepito con l’illustre marito, avesse avuto un seguito la stirpe del sangue reale di Davide (il Sang Raal dei provenzali di lingua d’Oc, che noi storpiamo nella forma San Graal). E’ una delle questioni più censurate della storia medievale, dietro la quale si sono giocati anche importanti equilibri nella lotta per l’egemonia politica sull’occidente cristiano. Il Santo Graal, che noi siamo soliti rappresentare simbolicamente come una coppa in cui sarebbe stato raccolto il sangue del figlio di Davide, sarebbe in realtà la dinastia davidica (il Sangue Reale appunto) a cui qualcuno si sarebbe fregiato di appartenere, motivando così la sua ambizione a regnare sul Sacro Romano Impero.

I versi 101 del vangelo di Tomaso e 17 del vangelo di Filippo trattano di una questione relativa allo Spirito Santo come Madre (Ruah = entità femminile in ebraico) e al concetto di Padre e Madre (con evidente riferimento al comandamento biblico “Onora tuo Padre e tua Madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà“). Ciò ha implicazioni profonde che svelano quanto sia stato reinterpretato il concetto trinitario dalla teologia neo-cristiana. Ovviamente, se leggiamo con attenzione il comandamento biblico, possiamo subito notare che il Padre e la Madre di cui si parla non sembrano essere i genitori carnali che ciascuno di noi ha. Non ha senso infatti l’idea che uno debba vivere a lungo solo qualora onori i genitori carnali. Diciamo invece che il Padre e la Madre a cui ci si riferisce nel significato originario del comandamento biblico sono figure che, attraverso una simbologia nuziale che è ripresa più volte in altri versi da noi non citati dei vangeli di Tomaso e di Filippo, rappresentano i principi creativi che hanno posto in essere il mondo e che hanno stabilito le sue leggi. In pratica il Padre e la Madre sono le prime due figure del concetto originario di trinità, avente una connotazione fortemente sessuale, ed essendo il Figlio la terza figura, cioè tutto ciò che dai principi creativi è stato generato e, in particolare, l’umanità. Il verso 101 del vangelo di Tomaso confuta l’interpretazione neo-cristiana del comandamento biblico, affermando in modo chiarissimo che la madre contingente ha dato al figlio solo una spoglia mortale, mentre il principio essenziale della vita proviene a lui dalla vera Madreche è, appunto, la figura trinitaria che il neo-cristianesimo sostituisce con l’immagine desessualizzata dello Spirito Santo, eliminando così, tra le figure del Padre e del Figlio, l’unica che possa inserirsi logicamente. Il verso 17 del vangelo di Filippo si domanda come possa essere stata ingravidata Maria dallo Spirito Santo, cioè dal principio femminile della trinità, al quale, e solo al quale, è attribuita la qualità di una verginità intrinseca. Addirittura il verso si spinge a polemizzare apertamente con l’idea che Gesù non avesse una padre carnale, idea che appare nelle natività presenti nei vangeli canonici.

Graalultima modifica: 2012-07-18T09:18:50+00:00da mattias64
Reposta per primo quest’articolo