Come si forgiavano le armi

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http://emmegreca.wordpress.com/2007/02/08/spada-del-cimmero-cm-90-e80-pezzo-unico/



La rubrica di Ramadax- Come si forgiavano le armi

Preso da: http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/Breve-trattato-di-metallurgia-medievale/D5614447.html

 

L’acciaio utilizzato per la fabbricazione di armi ed armature era di tipo al carbonio, cioè una lega di ferro e carbonio, ove il tenore di quest’ultimo elemento sia inferiore al 2,1%; oltre tale limite, le proprietà del materiale cambiano e si parla di ghisa. Gli acciai al carbonio si dividono in acciai dolci, con meno dell’1% di carbonio, e acciai duri con tenore di carbonio superiore: gli acciai dolci sono molto duttili e malleabili, si lavorano facilmente ed hanno ottima resistenza meccanica a trazione e compressione: sono anche molto resilienti; gli acciai duri invece sono meno resilienti, cioè è più facile che si spezzino se sottoposti a urti violenti, però sono anche molto più duri superficialmente: inoltre prendono molto bene la tempra, trattamento che non dà buoni risultati con gli acciai dolci. Ovviamente però sono più difficili da lavorare. (fonte: www.matura.it/enciclopedia/acciaio.htm) 

Da ciò, si evince immediatamente che gli acciai duri non sono adatti per essere utilizzati per armi ed armature, in quanto sono sottoposti a sollecitazioni ed urti in continuazione e si spezzerebbero. 

Nel medioevo non erano in grado di determinare a priori il tenore di carbonio nell’acciaio: la lega la ottenevano grazie ad antenati degli altoforni, i cui mantici erano azionati da mulini: il ferro fuso veniva fatto colare in modo che entrasse in contatto con il carbonio e ne sciogliesse una parte, integrandola nella sua struttura e poi solidificandosi come acciaio o ghisa. 
Questa lega così ottenuta veniva successivamente arroventata assieme a barre di ferro dolce e quindi avvolta con esse in modo da formare una treccia, che veniva ribattuta in modo da far saldare assieme i due materiali (tale tecnica si chiama bollitura) e dargli la forma della lama e del codolo della spada; solo l’operazione di ribattitura richiedeva circa dalle 120 alle 180 ore di martellamento e serviva anche a rendere omogenea la struttura, che acquisiva quindi la robustezza tipica dell’acciaio e la flessibilità del ferro dolce. 
A garantire quindi entrambe le caratteristiche di flessibilità e robustezza, era proprio la non perfetta omogeneità della lega, visto che il procedimento era svolto interamente a mano; tali caratterisstiche non sarebbero state ottenibili con la semplice colatura del metallo fuso in uno stampo, che avrebbe comportato semplicemente una spada o troppo fragile, in caso di eccessivo tenore di carbonio, o troppo malleabile (e che quindi che si sarebbe piegata durante i colpi inferti), qualora il carbonio fosse stato insufficiente. 
Con i processi di produzione dell’acciaio moderni, che permettono un controllo estremamente accurato del tenore di carbonio nella lega, le spade che si ottengono non hanno comunque le caratteristiche di quelle medievali in fatto di flessibilità e robustezza e sono inferiori alle loro antenate, proprio per la non perfetta omogeneità e amalgamazione del ferro e dell’acciaio che si ottengono con il processo artigianale, che garantisce prestazioni superiori, in quanto i due materiali, che conservano quindi parzialmente le loro carattaristiche originarie (flessibilità e malleabilità per il ferro, robustezza e durezza dell’acciaio) ovviano alle rispettive mancanze; ovviamente i costi e la necessità di un artigiano estremamente competente rendono molto difficile la riproduzione di spade secondo il procedimento medievale. 

Nel medioevo, durante alla forgiatura di una spada venivano spesso associati riti esoterici e patti con il diavolo, al fine di chiedere al demonio di poter ottenere una spada indistruttibile e con caratteristiche superiori: paradossalmente, spesso questi riti permettevano di ottenere spade superiori alla media; la ragione è da implicarsi al fatto che essi prevedevano l’immersione dell’arma rovente, ancora durante la fase di ribattitura, in liquidi organici di origine animale quali sangue o urine. Il caldo del metallo rompeva i legami delle molecole organiche di tali liquidi e la lega assorbiva in piccola parte gli elementi organici (quali azoto e carbonio, abbondantemente presenti nelle molecole organiche) che divenivano parte integrante della struttura del metallo, ottenendo una lega leggermente diversa solo in superficie. 


LA SPADA NEL MEDIOEVO 

A differenza di tutte le armi che si trovano nel periodo medievale, che derivano da attrezzi usati in agricoltura, per la caccia o altre mansioni, la spada è l’unica che è stata concepita ed è nata al solo scopo di combattere in guerra. 
Essendo un’arma da guerra, il suo scopo era quello disfondare le armature: per farlo, la sua lama NON era affilata in nessun punto, altrimenti la lama si sarebbe spezzata impattando contro le armature avversarie. 
Il filo della lama ha iniziato ad essere affilato solo sul debole di questa e solo dopo la seconda metà del XV secolo: la parte affilata serviva a ferire gli avversari non in armatura. 
La spada nel medioevo sfruttava quindi la propria inerzia e potenza del colpo per infliggere i danni e perciò aveva un bilanciamento avanzato, altrimenti definito corazzato; l’arma era infatti bilanciata a circa un pugno di distanza dalla guardia, sulla lama. Più il bilanciamento è avanzato, maggiore è la potenza dei colpi inferti, a discapito però della maneggevolezza dell’arma; viceversa, un bilanciamento arretrato (definito “seduto”) garantisce una maggior maneggevolezza e “leggerezza” di movimento dell’arma, a discapito della potenza con cui colpisce. Il peso dell’arma è secondario rispetto al bilanciamento, ai fini di potenza dei colpi e maneggevolezza dell’arma. 

Come si forgiavano le armiultima modifica: 2012-05-17T10:25:38+00:00da mattias64
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